L’Austria chiede all’Unione europea di raggiungere un accordo politico sul Kids Act entro marzo 2027, avvertendo che, in caso contrario, tornerà a chiedere il via libera a misure nazionali per limitare l’accesso dei minori ai social network. La posizione di Vienna arriva dopo la decisione annunciata giovedì 29 ottobre dalla Commissione europea di imporre un rinvio di 12 mesi al progetto di legge austriaco. Bruxelles ha definito la scadenza di marzo 2027 “molto ambiziosa”, senza tuttavia assumere impegni precisi sui tempi del negoziato né chiarire quale sarebbe la propria posizione qualora l’Austria decidesse di riprendere l’iniziativa nazionale.
“Bruxelles deve dare risultati, e deve farlo ora”, è il messaggio contenuto in una lettera indirizzata alla vicepresidente esecutiva della Commissione europea responsabile per il Digitale, Henna Virkkunen, dal vicecancelliere e ministro dei Media austriaco Andreas Babler (SPÖ) e dal sottosegretario alla Digitalizzazione Alexander Pröll (ÖVP).
Nella lettera, riportata dall’agenzia austriaca APA e ripresa dall’emittente pubblica ORF e dal quotidiano Salzburger Nachrichten, Vienna chiede che i lavori sul Kids Act in seno al Consiglio dell’UE siano conclusi entro la fine di gennaio 2027, per arrivare a un accordo politico tra le istituzioni europee entro marzo.
Un calendario che il governo austriaco considera necessario per evitare che i ritardi del processo legislativo europeo lascino i minori esposti ai rischi delle piattaforme digitali. “Nella vita di un bambino, ogni mese e ogni anno contano”, si legge nella lettera, che richiama i pericoli rappresentati dagli algoritmi che creano dipendenza, dal cyberbullismo e dagli abusi online.
Vienna: “Abbiamo una legge pronta, ma ci sono state legate le mani”
Il governo austriaco contesta in particolare le conseguenze della decisione assunta dalla Commissione il 29 ottobre, che ha prolungato il periodo di sospensione del progetto nazionale fino a un totale di 12 mesi dalla sua notifica, avvenuta nel luglio scorso.
La proposta di Vienna prevede l’introduzione di un’età minima di 14 anni per accedere a determinate piattaforme di social media, accompagnata da strumenti di verifica dell’età.
“L’Austria si trova in una situazione estremamente insoddisfacente”, sostengono Babler e Pröll nella lettera. “Sebbene disponiamo di un progetto di legge già elaborato, di una soluzione per la verifica dell’età pronta all’uso e conforme alla protezione dei dati e di una chiara maggioranza politica nel Parlamento nazionale, abbiamo le mani legate”.
Il governo austriaco sostiene la necessità di una disciplina europea comune, ma ritiene che gli Stati membri debbano poter adottare misure transitorie finché il nuovo regolamento non sarà operativo.
La scadenza di marzo 2027, precisano i due esponenti del governo, “non è una lista dei desideri”. Vienna teme infatti che i negoziati tra Parlamento europeo e Consiglio possano richiedere molto più tempo del previsto.
“Se così fosse, torneremo a chiedere alla Commissione europea di aprire la strada alle soluzioni nazionali”, avvertono Babler e Pröll.
Il governo sollecita inoltre Bruxelles a utilizzare pienamente gli strumenti normativi già disponibili, attraverso un’applicazione rigorosa del Digital Services Act (DSA) e un’accelerazione dell’introduzione, su scala europea, dei sistemi di verifica dell’età.
Per Bruxelles marzo 2027 è un obiettivo molto ambizioso
La Commissione europea ha confermato venerdì 30 ottobre di aver ricevuto la lettera austriaca, ma non ha assunto alcun impegno formale sulla scadenza indicata da Vienna.
Interrogato durante il briefing quotidiano dell’esecutivo comunitario, il portavoce per il Digitale Thomas Regnier ha definito marzo 2027 una tempistica “molto ambiziosa”, assicurando tuttavia che Bruxelles intende accelerare il lavoro sul Kids Act insieme agli Stati membri.
“Siamo tutti favorevoli a un calendario ambizioso per il Kids Act”, ha dichiarato Regnier, ribadendo che la priorità della Commissione rimane quella di raggiungere un accordo europeo capace di garantire un livello uniforme di protezione dei minori.
Secondo il portavoce, proprio i Paesi che hanno già sviluppato proposte legislative nazionali, come l’Austria, potrebbero contribuire in maniera significativa all’avanzamento dei negoziati.
“Contiamo sugli Stati membri che hanno già compiuto progressi a livello nazionale e proposto soluzioni, come l’Austria, perché guidino questo processo e ci aiutino a far avanzare il lavoro”, ha spiegato.
Alla domanda su cosa accadrebbe se il Kids Act non fosse approvato entro marzo 2027 e Vienna decidesse di riprendere la propria iniziativa nazionale, Regnier ha evitato di anticipare una posizione della Commissione.
“Sono ottimista”, ha risposto, richiamando le prove dei danni provocati dalle piattaforme social ai minori e la volontà manifestata da diversi governi europei di intervenire. Il portavoce ha quindi precisato di non voler anticipare cosa potrebbe accadere dopo marzo.
“Abbiamo proposto un rinvio di 12 mesi: utilizziamo questo tempo per preservare il lavoro dei colegislatori e lavorare insieme all’Austria e a tutti gli Stati membri per far avanzare il Kids Act”, ha aggiunto, assicurando che la decisione della Commissione non è diretta contro Vienna.
Lo scontro sui divieti nazionali e la posizione della Commissione
Giovedì la Commissione europea ha annunciato il 29 ottobre la decisione di rinviare i progetti legislativi nazionali che si sovrappongono alle future regole armonizzate del Kids Act, presentato lo scorso 17 settembre.
La posizione di Bruxelles nasce dalla volontà di evitare una frammentazione del mercato interno, con 27 possibili regimi differenti in materia di accesso dei minori ai social network.
La proposta europea introduce un sistema graduale di accesso ai servizi digitali, prevedendo il divieto di utilizzo dei social media per i minori di 13 anni e fissando a 15 anni l’età minima per aprire autonomamente un account. Sono inoltre previsti obblighi di sicurezza fin dalla progettazione dei servizi.
La Commissione ha spiegato che, nel caso austriaco, l’elemento determinante è la coincidenza tra il periodo di sospensione previsto dalla procedura di notifica nazionale e la presentazione della proposta legislativa europea.
Diversa è la situazione di altri Stati membri, tra cui Francia e Grecia, per i quali alcuni periodi procedurali di sospensione erano già terminati prima della presentazione del Kids Act. Anche Italia, Belgio e Slovenia figurano tra i Paesi che hanno notificato iniziative legislative sul tema, ma le conseguenze giuridiche dipendono dalle caratteristiche e dalle tempistiche delle singole procedure.
[a cura di Simone Cantarini]

